Il momento migliore

Articolo
A cura di
Eleonora Chiodino, PRAXI Formazione
Andaf Magazine - Coaching in Pillole
8 aprile 2024
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I momenti migliori della nostra vita non sono tempi passivi, ricettivi, rilassanti… I momenti migliori si verificano quando corpo e mente si attivano nello sforza volontario di realizzare
qualcosa di difficile e per cui ne valga la pena.

Mihály Csíkszentmihályi

Vi siete mai sentiti così immersi in un’attività e orientati verso un obiettivo da perdere la cognizione del tempo? Tal­mente assorti da procedere in modo quasi automatico, sen­tendovi sia incredibilmente lucidi che in una sorta di tran­ce dove tutto semplicemente scorre?
Questo stato di coscienza è detto Flow e può esservi capitato di provarlo durante lo studio di temi appassionanti, la prati­ca dei vostro sport preferito, la redazione di un report, una pre­sentazione importante, la lettura di un libro, mentre cucinate o andate a correre. Insomma, le attività che possono suscita­re il Flow sono molte, dobbiamo solo scoprirle o favorire le condizioni affinché si manifestino.

Il Flow, detto anche “Flow di performance” – oppure espe­rienza ottimale – viene studiato dagli psicologi a partire da­gli anni Novanta, prima nel mondo dell’arte e poi dello sport, fino all’incredibile scoperta che tale stato si manifesta più spesso nel lavoro che negli altri ambiti. Si tratta, inoltre, di uno stato mentale ricercato e raccontato da diverse cul­ture da migliaia di anni; si pensi ad esempio a quella che i greci chiamavano Estasi: un’esperienza mistica della men­te estraniata dal corpo. Oggi il Flow è ciò che cercano, pro­vano e sostengono nel tempo artisti immersi nella propria arte, atleti durante le loro performance e high performer nel­le organizzazioni di successo.
Le caratteristiche principali dell’esperienza ottimale sono: la totale immersione nell’attività, la focalizzazione sull’o­biettivo da raggiungere, la perdita del senso del tempo e del sé e la piacevolezza di ciò che si sta svolgendo. Durante lo stato di Flow si verifica la cosiddetta “ipofrontalità transito­ria”, una parte del cervello si “spegne” consentendo una mag­giore concentrazione e l’utilizzo delle risorse cognitive di­sponibili. La nostra mente elimina tutto ciò che è distrazio­ne e che limiterebbe l’efficacia di quello che stiamo fa­cendo, in modo da destinare le energie all’attività in cor­so. Nel Flow si è completamente nel qui e ora, il cortisolo (l’ormone dello stress) diminuisce, le distrazioni scom­paiono e aumenta il pensiero creativo. Le sostanze coin­volte, tra cui dopamina, serotonina ed epinefrina – cono­sciute anche come pleasure drug – contribuiscono a crea­re una sensazione di benessere e soddisfazione, motivo per cui il Flow è un’esperienza che crea una sana dipendenza.

Quando avete provato lo stato di Flow? Tutte le persone spe­rimentano questa esperienza in modo naturale, e le attività che ne suscitano l’attivazione hanno delle caratteristiche in comune. Conoscerle ci consente di poter replicare tali con­dizioni. Essere consapevoli dei propri stati di Flow e degli elementi che li scatenano è ciò che può permetterne la re­plica e può far provare piacere nel lavoro.

Focalizzandovi rispetto a una specifica circostanza in cui avete provato Flow, prendete un foglio, piegatelo in quat­tro e scrivete ciascuna domanda in un diverso quadrante:

  1. Quali attività specifiche ho svolto?
  2. Quali risultati ho raggiunto?
  3. Quali feedback ho ottenuto e in che modo?
  4. Cosa ho imparato?

Rispondendo a tali quesiti identificherete gli elementi chia­ve del vostro stato di Flow:

  • si deve trattare di attività autoteliche, ovvero che vi piac­ciono, che fate con passione e per cui siete motivati non solo dal risultato o da ciò che potete ottenere, ma soprattutto dallo svolgimento. Questo è ciò che promuove la mas­sima concentrazione e l’impegno per il raggiungimento dell’obiettivo;
  • deve seguirne un feedback chiaro: dopo lo stato di Flow sa­prete senza alcun dubbio di aver concluso la vostra attività in modo efficace, perché è il compito stesso a provarlo (ad esempio, la chiusura del bilancio) oppure perché qualcuno lo fornisce (ad esempio, dopo una presentazione il compor­tamento verbale e non verbale dei presenti);
  • avrete sicuramente imparato qualcosa di nuovo o mi­gliorato le vostre abilità, perché la sfida percepita è alta, ovvero le attività o l’obiettivo da raggiungere devono leggermente superare le vostre capacità per essere sfidanti.

In che modo potete promuovere lo stato di Flow nel vostro lavoro e in quello del team?

Gli elementi chiave per la promozione di un contesto in cui scorre il Flow sono la passione, il feedback e la sfida per­cepita. Quindi, per promuovere il vostro Flow potete: iden­tificare le attività autoteliche, ricercare il feedback oppure definire dei KPI e, infine, porvi sfide continue tramite obiet­tivi di miglioramento.
Per promuovere il Flow di collaboratori e collaboratrici in­dagate e sostenete gli aspetti per cui hanno più passione nel­la loro area di responsabilità, ricordatevi di fornire feedback ricorrenti e di definire con loro obiettivi da raggiungere che siano ambiziosi e raggiungibili per tutto il team.

 

Andaf Magazine – Aprile 2024

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A cura di
Eleonora Chiodino, PRAXI Formazione
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