Quel piccolo luogo sicuro che ristora le energie

Articolo
A cura di
Elena Caffarena e Valentina Toso, PRAXI Formazione
Andaf Magazine - Coaching in Pillole
15 gennaio 2025
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È venerdì pomeriggio, sono con un gruppo di dirigenti di un’azienda. Oggi parliamo di motivazione e retention. Ho visto nei loro occhi accendersi una luce speciale quando ab­biamo parlato di quanto il benessere sia una chiave essen­ziale per progettare il luogo di lavoro ideale. Scopriamo in­sieme che non basta avere grandi successi; lavorare con per­sone felici di esserci, serene e attive è impagabile. Loro han­no sentito questo desiderio e hanno immaginato come met­tersi a disposizione dell’impresa, dei colleghi e di se stessi in una nuova veste. Lo hanno immaginato come nuovo li­vello della loro leadership.

Altra scena, un amico di amici mi chiede di parlarmi. Ha avuto una carriera commerciale importante a livello internazionale. Il lavoro va bene, i risultati sono sempre arrivati oltre le attese. Mi racconta che ha visto il post di un’amica che raccontava di quan­to fosse orgogliosa della sua azienda. Questo l’ha fatto riflette­re. Mi dice: «Io quel post non mi sentirei di farlo. Mi ha fatto ca­pire che con la mia società si è rotto qualcosa. Non riesco più ad accettare i miei colleghi che non hanno alcuna considera­zione delle persone che lavorano con loro». Mi dice che ha sof­ferto quando un collega gli ha detto di non dire a una collabo­ratrice che aveva fatto un ottimo lavoro perché si sarebbe mon­tata la testa. Aggiunge il motivo del nostro incontro: «Posso tro­vare di meglio? Ci sono imprese diverse dalla mia?».

Stare bene al lavoro è una domanda crescente. I segnali sono chiari a tutti i livelli organizzativi. Se ci fosse un market pia­ce dove comprare benessere aziendale avrebbe certamente lo stesso successo delle piattaforme di psicoterapia on line che crescono ad un Compound Annual Growth Rate (CAGR) di oltre il 25%. Questo non è naturalmente possibile, perché la qualità dell’ambiente di lavoro e il nostro benessere la­vorativo in azienda dipende dalla comunità che la abita, dal­l’esercizio della leadership e dai modelli di gestione.

Alla base del benessere delle persone in azienda c’è la sicu­rezza psicologica che Amy C. Edmonson definisce come “la convinzione che non si sarà puniti o umiliati per avere espres­so liberamente le proprie idee, domande, dubbi o errori” (Amy Edmondson, “On Psychological Safety”, 2014).
I benefici della sicurezza psicologica sono evidenti per cia­scuno di noi, ma anche dimostrati da numerosi studi. Uno dei più significativi è quello del Boston Consulting Group (BCG, “Psychological Safety Levels the Playing Field for Employees”, 2024), che mostra come negli ambienti psicologicamente si­curi i lavoratori italiani si sentano tre volte più capaci di raggiungere il proprio pieno potenziale, ben 2,4 volte più moti­vati, 2,9 volte più felici del lavoro che fanno e 3 ,4 volte più va­lorizzati e rispettati con effetti positivi sul turnover (la tendenza alle dimissioni si riduce di 2,7 volte). Un effetto concreto del­le politiche di sostenibilità.
Un altro effetto importante della sicurezza psicologica, oltre al benessere delle persone, la produttività e la qualità del lavoro, è l’incremento della capacità di innovare e vivere positivamente il cambiamento. Un contesto sicuro stimola infatti le funzioni celebrali superiori quali de­cision making e pensiero critico, problem solving, organizza­zione del lavoro e autocontrollo – collocate nella corteccia pre­frontale – impedendoci di cadere nel meccanismo automatico di fuga o lotta o blocco, fino alla perdita di sensi, tipico delle rea­zioni istintive guidate dalle aree più antiche del cervello. Ecco spiegato neuroscientificamente il Keep Calm and Going On. Quindi noi, individualmente, cosa c’entriamo con tutto que­sto? In realtà dipende solamente da noi. Possiamo, in noi e negli altri, riconoscere, creare consapevolezza e dare sup­porto.

Iniziamo a riconoscere i segnali. Segnali emotivi, cognitivi, fisici.

Esploriamo i segnali emotivi con alcune domande. Quando mi succede qualcosa so dare un nome all’emozione che pro­vo (provo ira, frustrazione, tristezza, paura, ansia, noia, fidu­cia, ammirazione, etc.)? Che cosa sento dentro? Il corpo che segnali manda (caldo alla testa, freddo alle mani, rigidità agli arti, etc.)? Come gestisco ciò che provo? Riesco a dare una direzione a questa emozione?
Quali segnali cognitivi posso raccogliere? Lavoro in modo meno efficace? Mi distraggo e perdo il filo? Provo meno in­teresse nelle cose da fare? Rimando? Sento una stanchezza ingiustificata? Non ho voglia di ridere? Mi sforzo di parlare anche se non ne ho voglia?
Passiamo ai segnali fisici. Ho arrossamenti sulla pelle? Sal­to i pasti? Mangio meno o di più? Ho mal di testa? Prendo farmaci o altre sostanze?

Creare consapevolezza è fondamentale. Che cosa mi fa stare co­sì? Posso intervenire direttamente modificando i miei com­portamenti? Posso parlarne con qualcuno all’interno della mia azienda?
Dare supporto è essere umani. Non esisterebbe l’u­manità se il caring non fosse un nostro istinto fondamentale. Aiutarci parlandone, ascoltando, cercando di rimuovere gli osta­coli al benessere (dalle procedure alle relazioni interpersonali, alla valutazione dei risultati) o fornendo orientamento profes­sionale, sono azioni alla portata di tutti noi nel quotidiano.

Prendiamoci infine un minuto. Sediamoci comodi, chiudiamo gli occhi, distendiamo le gambe, mettiamo le braccia lungo il corpo. Cominciamo a pensare a una situazione che ci fa stare be­ne, cerchiamo nella memoria una sensazione di benessere che abbiamo provato. Dove siamo? Cosa udiamo? Cosa c’è intorno a noi? Respiriamo, restiamo a occhi chiusi. Bastano pochi mi­nuti per rivivere quell’esperienza positiva.
Facciamolo rego­larmente. Un momento di benessere ricarica le energie e ci pre­para ad affrontare la vita frenetica, una riunione difficile, un col­loquio che non abbiamo voglia di fare.

Ripetiamo l’esercizio do­po questo evento per recuperare le nostre energie.
Invitiamo i nostri colleghi e collaboratori a farlo. Un momen­to di benessere è essenziale per tutti.

 

Andaf Magazine – Gennaio 2025

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A cura di
Elena Caffarena e Valentina Toso, PRAXI Formazione
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15 gennaio 2025
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